È cominciato tutto con una risata generale, quando Donald Trump ha preso la parola ieri mattina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’ottantesimo anniversario della sua fondazione: «La scale mobili su cui stavo salendo insieme a Melania si sono bloccate - ha raccontato -. E per fortuna la First Lady non è caduta perché è in grande forma. E anche io sono in grande forma. Siamo entrambi in grande forma». Le risate in sala hanno rotto il ghiaccio, e gli hanno assicurato l’unico applauso davvero caloroso della giornata. Ma l’umorismo ha ceduto presto il passo a un discorso che in quasi un’ora - ben oltre i 15 minuti previsti dal protocollo - ha sferzato duramente l'Europa, inasprendo la critica su due temi che, a suo dire, saranno la morte del Vecchio Continente: immigrazione e transizione verso l’energia green. L’attacco è stato sistematico e implacabile. Trump ha descritto l'Europa come «in guai seri», invasa da «una forza di immigrati irregolari come nessuno ha mai visto prima».
LA PROFEZIA Il suo monito ai leader europei è suonato come una profezia apocalittica: «Se non fermate persone che non avete mai visto prima, con cui non avete nulla in comune, il vostro Paese fallirà. I vostri Paesi andranno all’inferno». Ha citato statistiche sui richiedenti asilo in Germania, Svizzera e Grecia per dimostrare come la migrazione incontrollata porti al «collasso sociale», e ha accusato le stesse Nazioni Unite di «finanziare un attacco ai Paesi occidentali» fornendo fondi ai migranti. Ha indicato come modello la sua stretta al confine: trattenimenti e deportazioni avrebbero «fatto smettere di arrivare» i migranti. Nel passaggio più polemico, ha attaccato anche Londra e il sindaco Sadiq Khan, evocando un presunto passaggio alla sharia (affermazione infondata: nel Regno Unito non esiste alcuna adozione della sharia come sistema legale).LE RINNOVABILI Sul fronte dell’energia, Trump ha riservato bordate altrettanto feroci alle politiche verdi europee. Ha bollato il cambiamento climatico come «la più grande truffa mai perpetrata al mondo» e l’accordo di Parigi come «un accordo truffa» da cui gli Stati Uniti sono giustamente usciti perché costretti a pagare «mille miliardi» mentre la Cina non doveva versare nulla fino al 2030. «Green vuol dire bancarotta», ha dichiarato, citando la Germania come esempio di Paese «sull’orlo del precipizio» per aver puntato sulle rinnovabili. «Le fonti rinnovabili non funzionano – ha insistito -, gli impianti marciscono e arrugginiscono, è energia che ci fa perdere denaro». Il discorso è stato seguito con un silenzio sobrio da una sala affollata. Fuori ci sono state sporadiche manifestazioni, mentre il Servizio Segreto ha dichiarato di aver smantellato una rete di oltre 100.000 schede sim che avrebbero potuto danneggiare la rete di telecomunicazioni di New York proprio durante l’Assemblea Generale: «Oltre a minacce telefoniche anonime – è stato spiegato – questi dispositivi potevano essere utilizzati per condurre estesi attacchi alle telecomunicazioni».Nel vasto e vario repertorio del discorso, Trump ha toccato numerosi altri temi con la consueta veemenza. Molto del tempo è stato dedicato a osannare i suoi presunti successi in economia e nella lotta contro il crimine all’interno, parole seguite da sferzate internazionali. Ad esempio ha minacciato «tariffe molto forti e potenti» contro la Russia se non accetterà un accordo di pace, e ha di nuovo bacchettato l’Europa che starebbe «prolungando la guerra» finanziando la Russia comprandone il petrolio: «Voi siete molto più vicini, noi abbiamo un oceano in mezzo» ha ammonito. Con l’occhio dichiaratamente puntato su un possibile premio Nobel per la pace, ha sostenuto: «In sette mesi ho messo fine a sette guerre che dicevano essere non terminabili. Non ho mai ricevuto una telefonata dall’Onu, nessuno mi ha ringraziato». Trump si riferiva a conflitti come la guerra fra Armenia-Azerbaijan, e gli scontri fra Cambogia e Tailandia o fra Egitto e Etiopia, ma val bene sottolineare che gli esperti, pur riconoscendo alcuni cessate il fuoco, sostengono che i conflitti rimangono irrisolti o solo temporaneamente sospesi. Il giorno dopo il summit in cui altri sei Paesi hanno riconosciuto lo Stato della Palestina, portando il totale a 156 dei 193 dell’Onu, Trump ha respinto queste iniziative come «retorica senza effetto reale», e anzi ha criticato aspramente le Nazioni Unite stesse, accusandole di limitarsi a «scrivere lettere forti senza mai dare seguito» producendo solo «parole vuote» che «non fermano le guerre».IL REGISTRO Vari osservatori ieri hanno ricordato che spesso Trump abbandona i discorsi scritti e procede a braccio, e hanno notato come una buona parte del discorso di ieri non seguiva il testo che scorreva sul teleprompter e sembrava improvvisato. Difatti, più tardi, nell’incontro bilaterale con il segretario generale Antonio Guterres, lo stesso presidente che aveva appena fustigato l’organizzazione ha cambiato completamente registro: «Gli Stati Uniti sostengono le Nazioni Unite al 100», ha espresso con la naturalezza di chi non vede alcuna contraddizione tra il discorso di pochi minuti prima e le parole del momento: «Penso che il potenziale delle Nazioni Unite sia incredibile, davvero incredibile. A volte posso non essere d’accordo, ma le sostengo, perché credo che il potenziale per la pace di questa istituzione sia enorme». Una sintesi perfetta dell’arte trumpiana: criticare duramente in pubblico per poi rassicurare in privato.










