La buona notizia è che li hanno presi, quella cattiva è che il problema della sicurezza a Roma, probabilmente, è più grave di quel che pensavamo. Mentre il Campidoglio promette il Tevere balneabile e realizza la maxi ztl del centro a trenta all’ora (le priorità sono il metro di giudizio di un’amministrazione), la banda dei ladri strangolatori ha paralizzato interi quartieri della Capitale. L’ultimo colpo è andato ai danni di una ragazza di appena diciotto anni: al Prenestino, zona est, in un parcheggio, in una delle ultime sere estive di questo settembre con temperature molto più che clementi. Lei, la giovane, è col fidanzato in auto, è seduta dalla parte del volante, visto che fa caldo decide di abbassare il finestrino. È un attimo. Un uomo allunga le mani, afferra la 18enne per il collo e inizia a stringere, mentre un suo complice aggredisce il ragazzo che l’accompagna. Bottino del blitz: tre collanine d’oro strappate alla vittima che, quando i due balordi si allontanano correndo via, tossisce e riprende a inalare aria regolarizzando il respiro.

Se l’è vista brutta, lo racconta per filo e per segno agli operatori sanitari che intervengono (per primi) e agli agenti della polizia che accorrono (subito dopo). Lei rimedia una prognosi di tre giorni a seguito della visita in ospedale che conferma un tentativo di strangolamento: soprattutto dice di avere paura, così come anche il suo fidanzato. «A un certo punto ho visto che si materializzava un’ombra. Non ho fatto in tempo a capire cosa stesse accadendo, quell’uomo mi ha preso e mi ha bloccato la respirazione». È brutto, bruttissimo, ti senti mancare il fiato, ti sembra di morire. Mica vai a pensare che è “solo” per portarti via qualche spiccio, un monile che forse ha più un valore affettivo che economico. Epperò non è la prima volta.