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Ultimo aggiornamento: 10:08 del 24 Settembre
L’attacco è arrivato nella notte tra martedì e mercoledì. Ordigni assordanti, flash bang, si direbbe, magari grossi petardi, lanciati da piccoli droni verso le barche della Global Sumud Flotilla in navigazione in acque internazionali, a una ventina di miglia a sud della punta occidentale di Creta. Li hanno indirizzati verso le vele, rendendole inservibili per almeno quattro barche delle oltre 40 in viaggio verso Gaza con aiuti umanitari. Su alcune hanno lanciato sostanze imprecisate, apparentemente urticanti. Nessun danno alle persone, certo non volevano uccidere né affondare le barche, ma non sono nemmeno soltanto colpi di avvertimento: vogliono ridurre le barche o almeno rallentarne la navigazione, magari per abbordarne soltanto un minor numero.
Hanno cominciato intorno alle 00.50 greche, le 23,50 di martedì in Italia, poi sono andati avanti per almeno due ore. Dieci, forse dodici esplosioni. Il primo ordigno l’hanno tirato su Otaria, la barca che ospita anche chi scrive, per fortuna a una certa distanza dall’albero. “Un drone volava sopra un’altra barca, ha puntato su di noi con una specie di lenza che penzolava, poi l’ha fatta esplodere”, dice chi era di turno nel pozzetto. Un gran botto è una luce accecante Poi ne hanno colpite almeno altre sei. “Su Morgana hanno provato tre volte, hanno danneggiato la randa che è inservibile”, spiegano dalla barca su cui viaggiano la portavoce italiana della Flotilla Maria Elena Delia e i parlamentari Benedetta Scuderi dei Verdi e Marco Croatti del M5S.










