L’America in fondo non è così vicina, gli echi del grandioso funerale che ha eternato il giovane attivista trumpiano Charlie Kirk come martire dell’universo Maga si avvertono appena, sotto il velario liberty in vetro e ferro dell’Aula di Montecitorio. È il giorno della commemorazione (non ufficiale) chiesta da FdI, il giorno in cui la destra di governo si prende il suo pezzetto di memoria per trasformare il predicatore assassinato sul palco della Utah Valley University, come accusa l’opposizione, in uno strumento di consenso elettorale. «Charlie Kirk non è stato ucciso, il suo ricordo vivrà in eterno, come quel ciondolo macchiato di sangue al collo di Erika Kirk», si commuove il fratello meloniano Alessandro Amorese.