Noi italiani continuiamo ad avere una cattiva abitudine a tavola: quella dello spreco alimentare. In questo ultimo anno, però, le cose sembrano andare un pochino meglio. Ad affermarlo in una intervista al Corriere della Sera è il professor Andrea Segrè. “I dati rilevati ad agosto dal mio Osservatorio Waste Watcher dicono che, negli ultimi dodici mesi, abbiamo buttato 28,9 chili di cibo a testa, pari a 1,7 milioni di tonnellate e 7,46 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, è un dieci per cento in meno”. Un calo dovuto non tanto alla consapevolezza degli italiani ma frutto di minori acquisti effettuati per risparmiare. “Siamo lontani dal dimezzamento auspicato dall’Agenda Onu 2030”, ha spiegato il professore aggiungendo che nel frattempo l’Europa “ha abbassato i target: meno 30 per cento per consumi domestici, distribuzione e ristorazione; meno dieci per l’industria; l’agricoltura neanche è considerata”. Qualche segnale positivo, però, Segrè ammette che esiste: “Nel 2010, con firmatari come Don Ciotti e Margherita Hack, avevo chiesto al Parlamento Europeo di dimezzare lo spreco entro il 2025. Oggi, anche se per una percentuale minore e con tempi più lunghi, abbiamo una direttiva europea obbligatoria, mentre l’Agenda Onu è solo d’indirizzo”.
Spreco alimentare, un vizio che l'Italia non riesce a correggere: la polemica del prof. Segrè
Noi italiani continuiamo ad avere una cattiva abitudine a tavola: quella dello spreco alimentare. In questo ultimo anno, però, le cose sembrano...








