Roma, 23 set. (askanews) – In Italia, le imprese che offrono servizi di cybersicurezza non sono associabili a comparti specifici già esistenti e sono al centro di un rapido cambiamento del quadro. Lo rileva la Banca d’Italia che ha pubblicato una indagine conoscitiva sul settore e sui servizi di “testing” della sicurezza delle reti informatiche e di telecomunicazioni, pubblicata nella collana Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento.
Secondo lo studio, di circa una quarantina di pagine “il 15 per cento delle imprese rispondenti è stato costituito o ha cambiato assetto societario negli ultimi cinque anni e, nei sei mesi di conduzione dell’indagine, cinque imprese sono state oggetto di fusioni o acquisizioni”.
L’incidenza crescente dei rischi informatici nel settore finanziario ha indotto le autorità a rafforzare le azioni volte ad accrescere la resilienza operativa digitale dei singoli operatori e dell’intero sistema. Lo studio rileva che un traguardo significativo è la recente adozione del Regolamento Dora, che tra l’altro comporta per alcune tipologie di istituzioni finanziarie l’obbligo di svolgimento di test di tipo TLPT. Gli sviluppi delle tecnologie e della regolamentazione accrescono il ruolo delle imprese di servizi Ict e, in particolare, dei fornitori di servizi di cybersicurezza.







