«Vieni a casa mia, ti faccio giocare alla Playstation». Li adescava sui social più comuni: TikTok, Instagram, Telegram. Faceva finta di essere un loro amico, di condividere gli stessi interessi. I videogiochi, le sneakers alla moda. E così lì convinceva a fidarsi di lui: gli chiedeva di andarlo a trovare a casa, li attirava nella tana del lupo, una mansarda a Torino. Alcuni li persuadeva ad avere rapporti sessuali, altri li violentava. Ora l’uomo, 35enne originario del Perù, è stato arrestato dalla polizia ed è finito in carcere per violenza sessuale aggravata continuata, tentata prostituzione minorile e produzione di materiale pedopornografico con minori.
La denuncia di una mamma
Tutto nasce dalla denuncia di una mamma, che ad agosto si presenta alle porte del commissariato San Paolo con in mano il cellulare del proprio figlio. Un ragazzo di 16 anni. La donna racconta agli agenti di aver trovato sul telefono del giovane dei messaggi intimi, scambiati con un uomo molto più grande di lui. Insospettita, la donna prende il telefono del ragazzo e chatta su Telegram con quell’utente, che porta avanti la conversazione come nulla fosse. Nei messaggi, apprezzamenti sessuali e richieste di prestazioni: in cambio il 35enne prometteva al minore scarpe firmate, videogiochi e a volte anche droga.







