Garrè, Bisagno e Ghiglione chiedono che nel progetto venga dato maggiore sviluppo all’industria navale, che Renzo Piano ha definito “l’anima della città”
Il distretto dell'industria navale
Genova cerca da anni di dare un’identità al proprio futuro economico, interrogandosi sulla scelta da compiere: rimanere coi piedi piantati nella tradizione industriale, guardare allo sviluppo dell’innovazione tecnologica e digitale oppure affidarsi alla valuta pregiata portata dal turismo? La città oggi sta puntando a un mix di questi componenti, eppure stenta a riconoscere di avere già al suo interno un distretto, quello dell’industria navale, in cui essi sono tutti rappresentati. Produzione industriale nel senso tradizionale del termine, ma resa competitiva e sostenibile dall’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, ultimamente anche l’intelligenza artificiale, e persino con un appeal per il turismo, come ha riconosciuto un testimonial d’eccezione, Renzo Piano, secondo cui le riparazioni navali nel cuore del waterfront hanno una valenza estetica perché rappresentano l’anima della città.
Il motore di questo distretto è Gin, Gruppo Genova industrie navali, una realtà industriale nata nel 2008 dall'unione dei cantieri T. Mariotti e San Giorgio del Porto che, pur avendo mantenuto da sempre un profilo riservato, rappresenta una delle eccellenze produttive rimaste in città. «La dimensione scelta anni fa - spiega l'amministratore delegato e presidente Ferdinando Garrè - è stata quella di unire le forze per far crescere il comparto». Con oltre 800 dipendenti diretti -senza contare l’indotto - e un valore della produzione che supera i 400 milioni di euro l’anno il gruppo costituisce un pilastro dell’economia locale. «Copriamo a 360 gradi - afferma Marco Ghiglione, ad di T.Mariotti - tutto il ciclo di vita di una nave: dalla progettazione alla costruzione, dalle riparazioni fino alla demolizione generando lavoro, innovazione e competenze».








