Silvia, su sua stessa ammissione, quella notte aveva consumato molto alcol per i locali e poi nella casa in uso a Ciro Grillo dove ''ha bevuto un beverone preparato dai quattro contenente vodka e lemon soda. Era a digiuno tutto il giorno e anche la sera. A questo si aggiunge la stanchezza per la giornata e nottata trascorsa", dice Capasso. Il procuratore ha poi spostato l'attenzione sulla sequenza temporale delle presunte violenze sessuali consumate nella villetta in Costa Smeralda. ''Sul fatto in sé le versioni degli imputati e della ragazza coincidono, ma la chiave di lettura del processo la troviamo qui, nell'ordine temporale degli eventi. Quella fornita dai ragazzi non è logica''. Ma la difesa dei giovani non ha mai avuto dubbi: ''Nessuno di noi ha mai approfittato di qualcuno o qualcosa. Ho studiato giurisprudenza proprio per questo processo, sono praticante avvocato, credo nella giustizia e vorrei continuare a crederci", si è difeso Ciro Grillo rendendo dichiarazioni spontanee in aula. Silvia racconta però un'altra storia. ''Non sentivo il mio corpo e neppure le mie braccia, non riuscivo a muovermi..'', ha raccontato in aula nascosta da un paravento. Ha ripetuto di non essere riuscita a urlare, la notte della presunta violenza sessuale nella casa in uso della famiglia Grillo al Pevero, in Costa Smeralda. La giovane ha raccontato di essere stata violentata prima da Francesco Corsiglia e poi, successivamente, degli altri tre. "Dopo lo stupro di gruppo non avevo più voglia di vivere. Una sera mi misi a correre lungo i binari e volevo lanciarmi contro un treno in corsa. Volevo farla finita...", ha raccontato. Un racconto drammatico, tragico, durato oltre cinque ore e mezzo. ''A un certo punto, quella notte, fui costretta a bere della vodka dalla bottiglia. Vittorio (Lauria ndr) mi afferrò la testa con la forza e con una mano mi teneva il collo e con l'altra mi forzava a bere", ha raccontato ancora in aula. Una vodka "dal colore e dal sapore strano".