In un fazzoletto di giorni, un po’ nella veste di autore di un libro fresco di uscita, e un po’ in quella di commentatore per questo giornale, sono stato invitato in tre – riuscitissimi – eventi dei partiti del centrodestra. In ordine cronologico, un weekend fa ero a San Benedetto del Tronto, ospite dei giovani di Forza Italia; questo sabato a Roma, a Fenix, da Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia; e ieri, domenica, al raduno leghista di Pontida. E cosa ne ho ricavato, al di là di un’accoglienza in tutti i tre i casi affettuosissima e carica di amicizia? Mi sono portato a casa la precisa convinzione (non solo una vaga sensazione) di un centrodestra certamente plurale ma di sicuro unito.

Un’unità non scontata, ma vissuta da tutte e tre le componenti come un valore irrinunciabile. Intendiamoci bene: le differenze ci sono, e specialmente Lega e Forza Italia non fanno mistero delle rispettive distanze su punti anche non marginali. Così come, in tutti e tre i casi, un sano orgoglio di partito c’è, ed è fatto anche di atmosfere, di tradizioni, di differenti blasoni: non a caso, il centro destra italiano si è articolato in tre grandi partiti, nel senso che dalle nostre parti il pur generoso tentativo di costruire una sorta di “partito repubblicano” o “partito conservatore” in grado di coinvolgere tutti sotto un’unica tenda non ha funzionato.