Nel 2025 ricorrono i 20 anni dal riconoscimento dei primi zafferani Dop italiani, quello dell'Aquila e il gemello di San Gimignano, che ottennero la Denominazione d'origine protetta nel 2005. Eppure questi prodotti di eccellenza rimangono praticamente invisibili negli scaffali dei supermercati. Un paradosso che racconta la storia di un'eccellenza troppo pregiata per essere accessibile. La matematica della scarsità spiega tutto. L'Italia produce da 450 a 600 chilogrammi di zafferano all'anno su una superficie ridottissima di 50-55 ettari complessivi. Il fabbisogno nazionale è tutt'altra cosa: consumiamo complessivamente 23 tonnellate annue e 22.472 chilogrammi arrivano dalle entrate per un valore di 22,9 milioni di euro. Il nostro grado di autoapprovazione si ferma ad appena il 2-3%. E dire che ogni italiano consuma mediamente 0,38 grammi di zafferano all'anno, l'equivalente di 2-4 bustine standard.

L'analisi dei prezzi al pubblico rivela perché le Dop italiane sono fantasmi della grande distribuzione. Lo zafferano comune venduto nei supermercati ha già prezzi molto elevati: le marche commerciali oscillano tra 6.300 e 15.300 euro al chilogrammo. Lo zafferano Dop italiano viaggia su dimensioni economiche completamente diverse. Quello dell'Aquila costa da 25.000 a 35.000 euro al chilogrammo, mentre il San Gimignano Dop venduto online tocca i 60.000 euro al chilo. Per avere un'idea delle proporzioni nella borsa della spesa una singola bustina da 0,1 grammi di San Gimignano Dop costa 6 euro al pubblico, contro 1-2 euro delle bustine comuni.