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21 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:18
Lo uccisero mentre si recava in tribunale, senza scorta. Sono trascorsi trentacinque anni da quel 21 settembre 1990 che segnò la morte del magistrato Rosario Livatino, assassinato da quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina. È passato alla storia come Il giudice ragazzino, titolo del film a lui dedicato (con l’intepretazione dall’attore Giulio Scarpati) ma anche locuzione attribuita all’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga a proposito di magistrati molto giovani mandati a combattere Cosa Nostra nell’avamposto della provincia siciliana.
Quella mattina a bordo della sua vettura, una vecchia Ford Fiesta color amaranto, venne speronato dall’auto dei killer. Tentò disperatamente una fuga a piedi attraverso i campi limitrofi ma, già ferito da un colpo a una spalla, fu raggiunto dopo poche decine di metri e freddato a colpi di pistola. Suo cugino Enzo Gallo era un giovane cronista de L’Ora e lo venne a sapere da una collega. Quella chiamata non se l’è più dimenticata tanto da impegnare parte della sua vita alla memoria del cugino assassinato. “Stamattina nella chiesa della città erano in tanti. Quest’anno al cimitero sono previsti ben due momenti per celebrare mio cugino. A Canicattì possiamo dire che il dolore della famiglia è diventato collettivo”, spiega Gallo, fondatore con altri dell’associazione Amici del giudice Rosario Angelo Livatino. Un’intuizione del papà di Livatino che, dopo la morte del figlio e della moglie, iniziò ad aprire la casa ai tanti che volevano conoscere più da vicino la figura del magistrato. Oggi, dopo 35 anni, sono ancora tanti a recarsi nell’Agrigentino per portare un omaggio sulla tomba di Livatino o per onorarlo alla stele installata sul luogo della strage.









