Non sarà il disco della maturità, «quello è sempre il prossimo», ma «Per soldi e per amore» di Ernia è un disco quantomeno consapevole. Una rarità nel mondo rap. Marra? Nayt? Altri nomi? Per il suo quinto album, il rapper milanese si è messo a scavare dentro di sé senza sconti, ha indagato sul rapporto con i suoi genitori, ha guardato negli occhi amicizie e sentimenti, ha fatto un bilancio di un pezzo di vita. «Ne sono uscito con la certezza che l’amore vince e che i soldi sono solo un mezzo. In passato ho sempre fatto canzoni sul fatto di sentirmi una persona delusa, del non riuscire a raggiungere qualcosa... qui mi rendo conto che a 31 anni faccio il lavoro che volevo fare, ho una compagna e una figlia, riesco a fare un viaggio all’anno in Africa, passione che ho da quando ho iniziato a studiare la storia di quel continente che a scuola non si studia mai... Insomma non posso che essere grato come dico nella canzone che chiude l’album».
Nelle prime 24 ore dall’uscita, «Per soldi e per amore» ha piazzato 7 brani ai primi 7 posti della classifica di Spotify (e tutte le altre sono nella top20), segno che la maturità è anche quella di un pubblico pronto a spingere chi va oltre l’immaginario trap fatto di droga-soldi-bitch. A quel mondo Ernia sbatte in faccia tutti i limiti. Sin dalla prima traccia, «Mi ricordo». «Racconta il senso di disillusione di questi ultimi anni... Ho avuto un discreto successo, ma quando ho iniziato non era pensabile vivere di rap. Oggi mi guardo intorno e vedo che per tanti altri il successo sono i soldi». In quel brano accusa i colleghi di essere diventati arroganti e di usare l’arte come una giustificazione per tutto. «Vedo gente che ha i coriandoli in testa, fa cose fuori dagli schemi e poi dice “beh, sono un’artista”. Credo che a un’artista non debba essere concesso tutto... E non mi riferisco ai testi delle canzoni, ma ad altre cafonate». Come le pistole che hanno sconfinato dalle rime («Anche io ho scritto delle oscenità») per sfociare nelle caselle giudiziarie di alcuni rapper? Risposta secca. «Certo». In «Fellini» con Kid Yugi ironizza sullo sfoggio di gioielli e supercar: «Distruggo i punti fermi di tanti rapper che oggi si presentano come personaggi invincibili e intoccabili. Volate basso, non fatevi un film, non siete Fellini».






