PONTIDA Il Capitano e il Generale. Si è preso Pontida, Roberto Vannacci. O meglio: chi temeva - o sperava - che l’europarlamentare in mimetica trovasse un’accoglienza gelida tra le valli bergamasche si è dovuto ricredere.
Perché sotto il tendone che quest’anno occupa una buona fetta del “sacro prato” del leggendario giuramento della Lega lombarda (c’è chi maligna che lo abbiano piazzato qui per essere sicuri dell’effetto-pienone) il clima è caldissimo. E non solo per il sole che fa sembrare fuori stagione polenta e salamelle. «Un generale, c’è solo un generale!», è il boato dei giovani leghisti quando sul palco sale l’ex parà, al debutto sul sacro suolo in veste di numero due. Perché il generale arriva a Pontida sull’onda di settimane di polemiche sulla “vannaccizzazione” in corso nella Lega, il suo iper-attivismo sulle liste delle regionali (chiedere a Susanna Ceccardi) e i malumori a stento nascosti dalla vecchia guardia del Nord, dal fronte dei governatori in giù. Ma i giovani sul pratone, protagonisti della vigilia dell’adunata leghista, non sembrano curarsene. Anzi. «Vannacci è moderato, noi no, noi no!», gridano in coro i baby-lighisti veneti in t-shirt nera. Tutt’altro che disturbati dalla simbologia che strizza l’occhio al ventennio cara al vicesegretario, tanto che ci scherzano su: «L’acqua solo X lavarsi», recita il cartellone affisso al loro stand, con la X che riecheggia la Decima Mas.










