Doveva essere un'altra tappa verso la supremazia dell'AI, il momento tanto paventato da scienziati, futurologi e indovini. Mercoledì il capo in persona di Meta, Mark Zuckerberg, presentava a un vasto pubblico di esperti e appassionati la seconda generazione dei suoi occhiali smart, un modello Ray-Ban iniettato di intelligenza artificiale, con tutta l'elettronica nella montatura che consente a chi li indossa di ricevere i preziosi consigli di Meta AI, l'intelligenza artificiale sviluppata dalla compagnia che ha dato vita a Facebook. Il primo passo verso l'uomo integrato all'AI: un elegante paio di occhiali. È andato tutto storto, una figuraccia che resterà negli annali della tecnologia e un monitor per chi si affida ciecamente, o meglio con un paio di tecno-lenti, all'oracolo digitale.

Il buon Mark era molto galvanizzato, il pubblico rapito attendeva il verbo, ma alla fine il padrone di Meta era imbarazzato come uno studente impreparato a un esame. Non solo gli occhiali non hanno portato nessun aumento cognitivo né «potenziato le abilità delle persone», come declamava Zuckerberg, ma non sono riusciti nemmeno a spiegare allo chef Jack Mancuso, collegato in diretta streaming, come preparare una salsa per la bistecca.