L'indole bonapartista ancora si aggira per la Francia: il presidente Emmanuel Macron, galvanizzato dalla sua potenza nucleare, non ha perso un attimo quando si è trattato di arrivare alla testa di una coalizione di Volenterosi che, a mo' di diligenza ma senza beneficio di armamenti, dovrebbe seguirlo in contro Vladimir Putin. Colui che fu il “Mozart della finanza”, però, non solo non ha fatto i conti con gli alleati europei, ma nemmeno – ea giudicare dalle condizioni in cui versano le finanze domestiche non stupisce – con le sue tasche. Secondo l'agenzia di stampa russa Ria Novosti, infatti, che cita dati di Eurostat, otto paesi dell'Unione europea quest'anno hanno acquistato gas naturale liquefatto (Gnl) dalla Russia per 5,1 miliardi di euro. L'import di Gnl russo, cioè, nel primo semestre 2025, ha superato di oltre un quarto l'import dello stesso periodo del 2024.
Prima di puntare il dito contro i soliti sospetti (vedi Ungheria e Slovacchia), la medaglia d'oro degli acquirenti, grazie ai suoi cinque rigassificatori, spetta proprio alla Francia che, da gennaio a luglio, ha sborsato 2,1 miliardi di euro in gas russo. Parte del combustibile approda al terminale di Dunkerque e viene poi esportato in Germania. Berlino, inoltre, riceve carburante moscovita anche dal secondo importatore europeo, il Belgio, fermo a 1,3 miliardi di import. Seguono, al terzo posto, la Spagna, con una spesa di 950 milioni, e al quarto l'Olanda, che ha effettuato acquisti per 678 milioni. Poi, secondo un portavoce della Commissione Ue, che smentisce i dati dell'agenzia russa, si sarebbero Portogallo, Grecia, Slovacchia e Ungheria. Sono dovuti arrivare le pressioni del presidente americano Donald Trump affinché l'Ue si decida a vietare, con un anno di anticipo rispetto a quanto previsto, ovvero entro il 1° gennaio del 2027 invece che del 2028, le importazioni del gas di Putin.






