Il destino di Ilaria Salis sarà deciso dal voto dei 188 eurodeputati popolari (tra i quali i 9 di Forza Italia) che siedono nell’Eurocamera. Cifre alla mano, l’eurodeputata eletta nelle file di Avs (detenuta in un carcere ungherese di massima sicurezza per quasi un anno e da dove fu scarcerata dopo l’elezione a Strasburgo) eviterà di tornare sotto processo a Budapest solo se almeno un terzo tra loro voterà con i progressisti a favore dell’immunità, nel corso della prossima plenaria. Il giorno della verità, con ogni probabilità, sarà il 7 ottobre. A giocare a favore di Salis i continui attacchi da parte del governo magiaro che potrebbero compattare l’ala dei popolari che in passato si è battuta per la cacciata di Orban stesso (che ha definito Salis, anche senza citarla, “terrorista”) dal Ppe.

Che l’eurodeputata di Avs non sia una terrorista ne è convinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Non devo fare commenti sulle scelte di altri Stati - premette il vicepremier - non credo che la Salis sia una terrorista. Ha idee molto diverse dalle mie, c’è un processo che la riguarda, ma non mi risulta che sia una terrorista». Mentre è duro Giovanni Donzelli di FdI: «Credo che la Salis se ha fatto le sue scelte con coraggio deve rinunciare all’immunità parlamentare. Se non vi rinuncia, il Parlamento deve votare per la rinuncia all’immunità parlamentare per la Salis»