Oltre diecimila utenti individuati e ora in fase di identificazione tra Agrigento e Varese, altri in arrivo da Brindisi. E poi occorrerà vedere anche per le altre province.

È il bilancio, provvisorio, della maxi-indagine condotta dalla Guardia di Finanza contro lo streaming pirata. Una platea enorme di consumatori che, per risparmiare, si è infilata nella ragnatela del “pezzotto”: decoder, chiavette e abbonamenti low cost per avere film, serie tv ed eventi sportivi in diretta. Tutti piratati.

La scorciatoia delle criptovalute

Non solo. L’inchiesta, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, ha svelato un lato oscuro che va oltre la violazione del diritto d’autore: pagamenti in criptovalute, falsificazione di documenti da parte degli utenti per non farsi individuare, reti internazionali di server. Ad Agrigento, uno dei sei rivenditori individuati dalla Gdf muoveva da solo un giro d’affari da 50mila euro al mese in litecoin. Denaro digitale da far transitare lontano da occhi indiscreti, alimentando l’evasione fiscale e offrendo anche nuovi spazi di riciclaggio.

La catena di comando