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Anche se il suo nome non era così conosciuto, il cantautore Fausto Amodei, morto giovedì a 91 anni, ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della canzone d’autore italiana. Negli anni Cinquanta fu tra i primi a definire un nuovo modo di scrivere canzoni: più impegnato, ambizioso e militante, e distante dalla leggerezza e dal disimpegno che caratterizzavano la musica italiana del tempo.

L’esperienza di Amodei come cantautore cominciò a Torino verso la fine di quel decennio, quando contribuì a fondare il collettivo Cantacronache, uno degli esperimenti più importanti della controcultura italiana degli anni Cinquanta. Furono gli autori di alcune delle canzoni politiche e di denuncia sociale più famose del Dopoguerra, come “Per i morti di Reggio Emilia”, “Dove vola l’avvoltoio?”, “Oltre il ponte” e “La zolfara”, e anche se rimasero in attività per poco più di cinque anni anticiparono i temi, il modo di scrivere e le posture della generazione di cantautori italiani che emerse nel ventennio successivo.

Alcuni, come Enzo Jannacci, hanno omaggiato i Cantacronache reinterpretando le loro ballate; altri, come Francesco Guccini, li hanno citati come un’influenza fondamentale per il loro modo di scrivere; e altri ancora, come Fabrizio De André, hanno ripreso i loro versi in alcune delle loro canzoni più celebri.