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Ultimo aggiornamento: 7:45

Oggi i giornalisti – salvo rare eccezioni – sono poco propensi alla celia e non particolarmente dotati di senso dell’umorismo. Un tempo, invece, nei ‘favolosi’ anni 60, non era così. A quel periodo, infatti, risale il Cantastampa, una manifestazione giornalistico-canora in cinque edizioni (’63 a Rimini,’64 a Taormina,’66 a San Benedetto del Tronto,’68 a Trento, ’72 al Cantagiro), laddove gli uomini di penna dotati di sense of humor scrivevano i testi per i brani dei più noti cantanti italiani di allora.

In totale sono 109 le canzoni con giornalisti in veste di parolieri. Lo racconta Michele Bovi, già caporedattore Rai e musicologo esperto, che tempo fa su Il Fatto Quotidiano aveva già tracciato un ricordo della dimenticata manifestazione. Ora la storia del Cantastampa, però, è diventata un libro, appena uscito per Coniglio Editore, ricco, oltre che di aneddoti, anche di suggestive immagini d’epoca.

Scriveva Indro Montanelli, sul Corriere della Sera del 10 settembre ’63, a proposito di Giuseppe Marotta, divenuto, dopo una lunga trafila, giornalista di spettacoli al Corsera e infine critico cinematografico per L’Europeo: “Quale credete che fosse la sua suprema ambizione? Era quella di comporre versi di una canzone che vincesse il festival di Sanremo”. E come lui tanti altri.