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10 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 12:23
La prima volta che andai al Festivaletteratura di Mantova, 29 nove anni fa, avevo 21 anni. Iniziavo a fare il giornalista nei quotidiani locali e ancora non avevo nemmeno in testa di fare il maestro, nonostante un diploma magistrale in tasca. Erano gli anni di Certe notti e di 50 Special dei Lunapop, della Fiat Panda e del marchio Mercedes al collo ma nell’allora sonnolenta città virgiliana un libraio osava proporre all’Italia una sfida: rendere protagonisti il libro, gli scrittori, i lettori. Luca Nicolini e sua moglie Carla ci avevano visto bene. Oggi migliaia di persone i primi di settembre arrivano a Mantova per gustare la letteratura.
La mia generazione è cresciuta con il festival che ha avuto e continua ad avere un ruolo pedagogico. È lì che ho imparato a conoscere gli scrittori africani, americani, inglesi che a scuola non mi avevano mai fatto conoscere. E’ lì che ho visto e ascoltato per la prima volta Tiziano Terzani, seduto con le gambe intrecciate su un tavolino di legno davanti alla basilica di Santa Barbara. E’ al festival che ho avuto l’occasione di fare una domanda a Erri De Luca. Erano gli anni in cui dei libri si parlava e basta. Lo scrittore intervistato da un giornalista, da un esperto incontrava il pubblico solo attraverso la parola. Senza alcun ausilio.







