di

Gian Antonio Stella

Torinese, figura militante che aveva fondato i Cantacronache, trattava tematiche di attualità

«Noi cantautori continuavamo a fare a gara a chi le sparava più grosse. E quelli lì sparavano davvero. E uccidevano». Basterebbe leggere queste parole di una intervista a l’Unità nel ‘91 per capire un pezzetto della vita, della musica, del percorso di Fausto Amodei, morto a Torino a 91 anni.

Solo un pezzetto, però, perché l’autore di «Per i morti di Reggio Emilia», la più nota delle «canzoni di protesta» del II dopoguerra, non fu solo quello che dopo la morte nel ‘60 di cinque operai uccisi durante i moti contro il governo Tambroni compose quei versi allora famosi: «Compagno cittadino fratello partigiano / teniamoci per mano in questi giorni tristi / Di nuovo a Reggio Emilia di nuovo là in Sicilia / son morti dei compagni per mano dei fascisti...»