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Un patto formativo siglato da alunni e genitori. E il 90% trova subito lavoro
Sono le otto e dieci del mattino e gli ultimi arrivano già stanchi, affrettando il passo e cercando di limare il ritardo dentro un numero ragionevole. La campanella, metaforica, è appena suonata e si rischia una segnalazione. L'eccezione qui non sarà mai la regola. Nessuno grida. C'è un'aula dove un gruppo di ragazzini è fermo davanti alla porta, qualcuno borbotta, altri si lamentano o sbuffano. Non serve a nulla. Sono i nuovi, una prima classe che ancora non ha capito come funziona. Una professoressa sta distribuendo scope e palette e li invita a pulire. Aldo Consoli, ottant'anni da poco compiuti e un passato da preside nelle scuole pubbliche, li osserva. È il capo, il direttore che ha cambiato il destino di questo posto, e ogni anno dice che questo sarà l'ultimo. È possibile che prima o poi accada. "Sì, sono passato a rimproverarli. Ieri hanno lasciato l'aula uno schifo. Ho chiesto di non toccarla. Adesso tocca a loro pulirla. Sono arrivati dalle scuole medie e vanno un po' educati".






