Traumi e amputazioni, ustioni e malnutrizione, disturbi neurologici e patologie oncoematologiche, malformazioni cardiache e malattie infettive. Venti piccoli pazienti, tra i 5 e i 16 anni, sono arrivati al Bambino Gesù dall’inizio del conflitto di Gaza e sono stati presi in carico per diverse problematiche. Tre sono tuttora ricoverati nella sede di Palidoro. Tra loro c’è anche il piccolo Hani, appena sei mesi, arrivato insieme alla sua mamma Leila, un’insegnante di 30 anni. Il 21 giugno scorso erano a casa dei nonni ad Altofah quando una bomba ha distrutto la loro abitazione. Hani era in braccio a lei nel momento dello scoppio che gli ha maciullato la gamba destra, al punto tale che i medici non hanno avuto altra scelta che amputarla. Il suo percorso di cura è passato per dieci interventi nell’arco di 40 giorni nell’ospedale di Gaza, prima del trasferimento in Italia, lo scorso 13 agosto, a bordo di una volo umanitario. Ora il piccolo Hani è seguito nel reparto di Neuroriabilitazione, lo aspetta un futuro da affrontare necessariamente dipendente da una protesi, senza mai aver imparato a camminare come tutti gli altri bambini. Leila che in quella esplosione ha perso altri membri della sua famiglia, porta con se il ricordo della fame e del terrore della guerra, eppure ha la forza di ripetere che suo figlio «è vivo e ancora tra le mie braccia».
Venti i piccoli pazienti in cura al Bambino Gesù: Hani ha perso la gamba a 6 mesi per una bomba
Arrivati con un volo umanitario. Miar, celiaca, senza cibo adeguato e senza cure era arrivata a pesare 6 chili, non parlava più e dormiva solo






