L’effetto dei dazi preoccupa l’economia fiorentina, che se da una parte si difende incrementando le esportazioni, dall’altra accusa gli effetti inattesi, come gli ordini pronti, ma bloccati nei magazzini di tante piccole imprese. Nel giorno in cui Cna Firenze lancia l’allarme sulle spedizioni, la Camera di Commercio analizza dati e dazi ospitando Lucia Aleotti, azionista e componente del cda Menarini, e vice presidente di Confindustria, a “Il Colloquio dell’economia”. L’abolizione dell’esenzione de minimis che consentiva l’ingresso negli Usa di merci con valore inferiore a 800 dollari senza assoggettarle a dazi o tasse e con uno sdoganamento semplificato, che ha portato Poste Italiane a sospendere le spedizioni «colpisce soprattutto il settore ceramico — sottolinea Cna — che spedisce pacchi leggeri, ma voluminosi». Colpisce inoltre i privati, e riguarda tutti gli operatori postali europei. «Occorre conciliare — esorta il presidente Cna Firenze, Francesco Amerighi — le richieste di Washington con le necessità delle piccole aziende, e i diritti dei consumatori». In Camera di Commercio si analizzano i dati metropolitani. Nei primi sei mesi del 2025 l’export registra un incremento del 38,8%, trainato dal settore farmaceutico, senza il quale si avrebbe una contrazione tendenziale del 9%. A diminuire è la quota di vendite negli Usa, che nello stesso periodo cala dal 25,2% al 23,4%. «Un risultato positivo — per Massimo Manetti, presidente camerale — del supporto alle imprese per diversificare gli sbocchi commerciali». Resta nel complesso «un rallentamento congiunturale del manifatturiero — spiega Giuseppe Salvini, segretario generale — ordini e produzione sono da 9 trimestri in negativo: nell’ultimo però c’è un alleggerimento, pensiamo quindi che la crisi acuta sia alle spalle». Poi i dazi. «Menarini produce negli Usa quel che vende in quel Paese e quindi non è colpita direttamente — spiega Lucia Aleotti — ma il combinato disposto dei dazi con la svalutazione del dollaro, può avere effetti gravi, Trump punta a riportare negli Stati Uniti le produzioni che avvengono fuori». Nell’arco di qualche anno «si ridimensionerà la crescita che hanno avuto località diverse dagli Usa per gli investimenti nella produzione dei farmaci». Ma «l’Italia può giocarsi bene il mantenimento dei propri presidi industriali». Sulla deindustrializzazione c’è già, un grido di allarme — ricorda — «che viene da economisti e non dal mondo delle produzioni». Attenzione: «Non può esistere un territorio che faccia a meno dell’industria se vuole avere uno standard elevato, perché all’industria si legano servizi ad alto valore aggiunto, la logistica e gli altri settori». Un monito poi alle politiche europee. «Bene il mercato unico, non l’unicamente mercato», una sintesi riferita al caso del primo vaccino contro il Covid, «tecnologia tedesca, produzione in America e noi ci siamo preoccupati solo di comprarlo al miglior prezzo sul mercato». Le richieste a Ue e governo Italiano: «Meno burocrazia e protezione della proprietà intellettuale».
Bloccate le spedizioni in Usa sulle Poste pesa l’effetto dazi . Cna: “Piccole aziende colpite”
“Menarini produce e vende direttamente negli Stati Uniti”, spiega Lucia Aleotti. A risollevare l’export sono solo i prodotti farmaceutici






