Francesca Albanese e Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi: gli ultimi due rapporti pubblicati da Un Watch, Ong con sede a Ginevra la cui missione è «monitorare le prestazioni dell’Onu sulla base della propria Carta», vanno dritti al punto. Il primo rapporto dal titolo “Nothing to hide” (“Niente da nascondere”) spiega come la nota relatrice avrebbe insabbiato insieme con l’organizzazione di cui fa parte finanziamenti che avrebbe ricevuto per le sue relazioni da gruppi di pressione filo-Hamas. Il secondo, titolato “Schools in the grip of terror” (“Scuole nella morsa del terrore”) spiega invece come la famigerata agenzia Onu sia stata per decenni monopolizzata da Hamas che «ha plasmato i programmi di studio, supervisionato migliaia di insegnanti e trasformato le aule in incubatori di odio».

«Non ho mai avuto e non avrò mai nulla da nascondere», aveva detto Albanese nel luglio 2024 rispondendo alle accuse circostanziate mosse da Un Watch. La vicenda riguarda un viaggio del novembre del 2023 in Australia e Nuova Zelanda che l’Ong definisce di “lobbying”, quindi già di per sé non conforme al mandato, e che avrebbe ricevuto finanziamenti esterni non governativi violando in questo caso l’articolo 3 del Codice di condotta delle Nazioni Unite per le procedure speciali, che vieta ai titolari di mandato di accettare favori, doni o remunerazioni da fonti non governative. Albanese prima e l’Onu poi hanno ovviamente negato, e quando Un Watch ha presentato le prime denunce il Segretariato Onu ha cercato di insabbiare tutto deferendo la questione al Comitato di coordinamento delle procedure speciali. Un gruppo, spiega la Ong, «privo di poteri investigativi e composto da amici e collaboratori stretti della Albanese».