La sesta medaglia dei Mondiali di Tokyo brilla di sorpresa e non perché Andrea Dallavalle non si portasse da casa il talento per vincerla. Il triplista azzurro, a 25 anni, ha una lista di infortuni più lunga della carriera, più stop che gare ma sempre è riuscito a rendere evidente le sue doti, a imporre salti eleganti quando ne ha avuto la possibilità.
A Tokyo piazza il colpo da podio all'ultimo giro e per qualche minuto il 17,64 con cui libera la felicità vale l'oro. Solo che Pedro Pichardo, in testa per l'intera gara, si riprende il primo posto con 17,91 metri. Merita la posizione, non proprio l'applauso visto che fatica a dare la mano all'azzurro che va subito a congratularsi con lui. Pazienza, Dallavalle incassa i complimenti di Berrettini, a Tokyo per il tennis e presente al National Stadium, l'applauso dello stadio conquistato dai colpi di scena e l'esultanza dell'Italia orgogliosa di lui.
(afp)
La gara di Andy Diaz, secondo italiano in finale al salto triplo, si è conclusa al sesto posto non superando la misura di 17,19. Bronzo olimpico in carica, classe 1995 di origini cubane, delle Fiamme Gialle, disputa una gara sotto i suoi standard, condizionato da qualche problema all'inguine che ne ha limitato la fluidità della corsa. «È stato un anno difficile, volevo chiudere in bellezza. Ho perso, ma non ho giustificazioni. Avevo dolore, ma come ne hanno anche gli altri atleti». Così Andy Diaz ai microfoni Rai Sport dopo il sesto posto. «L'argento di Dallavalle? Sono molto contento per lui, mi ha detto “non ci credo”, io gli ho risposto che è così che si fa, queste sono gare che fanno uscire il meglio di se stesso», ha aggiunto.











