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Altro che leader carismatici, alleanze arcobaleno o primarie lampo. Secondo Ernesto Maria Ruffini, fondatore dell’associazione “Più Uno”, ospite a “Piazza Pulita” su La7, il vero male oscuro della sinistra è molto più profondo e imbarazzante: “La sinistra non perde perché le manca un leader o una coalizione. Perde perché le manca un’idea”, ha sentenziato Ruffini. Una bordata che ha gelato lo studio, ma che fotografa perfettamente la condizione in cui versa oggi il fronte progressista: un contenitore stanco, senza bussola, in perenne attesa di un miracolo che non arriva. In un ambiente televisivo spesso indulgente con certi mondi politici, le parole del fondatore dell’associazione “Più Uno” sono suonate come uno schiaffo sonoro. E non si può certo dire che abbia torto. Da anni la sinistra rincorre temi, mode, slogan, ma senza mai riuscire a costruire una visione solida di Paese. E mentre il centrodestra propone – piaccia o no – identità, ordine e pragmatismo, il campo avverso sembra affondare in un eterno convegno autoreferenziale.

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Una sinistra senza visione