di

Fulvio Fiano

Coinvolti un geometra, 2 imprenditori e 2 funzionari pubblici, per i funzionari sono stati disposti i domiciliari come per il titolare di una Srl di Città della Pieve. Le accuse: corruzione, falso ideologico indotto e turbata libertà degli incanti

Le microspie della guardia di finanza immortalano il passaggio di denaro, sotto forma di buoni benzina, che suffraga le indagini su un giro di mazzette tra la provincia di Perugia e Consorzio Bonifica Val di Chiana Romana e Val di Paglia (Siena): coinvolti un geometra, due imprenditori e due funzionari pubblici, dipendenti dei due enti. Per questi ultimi sono stati disposti giovedì i domiciliari come per il titolare di una Srl di Città della Pieve. Un altro imprenditore ha il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e al geometra è stato imposto l’obbligo di firma. Le accuse della procura umbra sono, a vario titolo, corruzione, falso ideologico indotto e turbata libertà degli incanti.

Le indaginiLe indagini, nate dalla denuncia di un imprenditore che si era sentito rivolgere la richiesta di passare da un «mediatore» per poter partecipare a un appalto, hanno portato i finanzieri del nucleo di polizia economica e finanziaria a focalizzarsi su diversi episodi di assegnazione arbitraria di lavori pubblici (anche uno da 963mila euro per le sponde di un corso d’acqua). In uno di questi, il titolare di una ditta individuale con sede in Perugia ha consegnato al funzionario della Provincia, direttamente nella sede, una busta chiusa che custodiva nella sua giacca, accompagnando il gesto, ripreso dalle video camere, con la frase «questo è bono». Il funzionario non la ha neanche aperta per controllare il contenuto. Un gesto che ha insospettito gli investigatori, tanto da disporre una perquisizione. La busta era ancora nel cassetto con buoni benzina per un valore di 400 euro, che sono stati sequestrati. Nell'ordinanza cautelare il Gip scrive: «Non vi è dubbio che vi sia stata la collusione volta al turbamento della gara...» ritenendo, altresì, che «le modalità e le circostanze dei fatti reato denotano una spiccata pericolosità sociale degli indagati certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi».