Un’intervista destinata a far discutere quella rilasciata da Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss di Cosa nostra Totò Riina, al programma “Lo Sperone podcast”. Un intervento dai toni provocatori e negazionisti in cui l’ex detenuto, condannato a otto anni per associazione mafiosa, non solo assolve il padre dalle stragi più sanguinose della storia repubblicana, ma arriva a definirlo un “uomo con la U maiuscola”. Le dichiarazioni hanno sollevato un’ondata di indignazione, soprattutto in Sicilia, dove la memoria delle stragi del 1992 – in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – è ancora una ferita aperta. Ma per Riina jr., la narrazione ufficiale sarebbe solo un inganno. Secondo Giuseppe Salvatore Riina, suo padre non sarebbe stato coinvolto né nell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido nel 1996, né nella strage di Capaci. “Giovanni Falcone, quando l’hanno ammazzato, non dava più fastidio alla mafia o a Totò Riina, ma ad altri dietro le quinte”, ha dichiarato, puntando il dito contro presunti poteri occulti che avrebbero avuto interesse a eliminarlo. Un’affermazione sconcertante, soprattutto alla luce delle decine di ergastoli inflitti al padre Totò Riina, giudicato mandante e regista delle stragi del ’92-’93. Eppure il figlio insiste. “Non ho mai visto mio padre compiere un atto di violenza o tornare a casa con una pistola in mano e sporco di sangue – ha continuato –. È stato arrestato perché dava fastidio, così come Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, perché erano malati e non servivano più a chi deteneva veramente il denaro della mafia”.
Totò Riina, la delirante intervista al figlio: “Era un uomo onesto. Non c'entra con la strage di Capaci”
Un’intervista destinata a far discutere quella rilasciata da Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss di Cosa nostra Totò Riina, al prog...










