La storia di un territorio si racconta anche attraverso la vita e le imprese dei suoi campioni sportivi. Il Piemonte è una terra fortunata sotto questo punto di analisi: dal Verbano all’Alessandrino che vira verso il mare della Liguria centinaia di uomini e donne hanno atleticamente regalato entusiasmo, soddisfazione, allori olimpici e mondiali all’Italia. E una passione che si tramanda come le tradizioni familiari da un secolo all’altro.
Maurizio Ternavasio, giornalista e scrittore, ha scelto la strada più tortuosa ne “I grandi sportivi del Piemonte. Un secolo di sfide e di trionfi” edito da Capricorno e da domani venerdì 19 settem,bre in vendita per un mese con il nostro quotidiano, La Stampa: scegliere chi aveva il merito di fare parte della classifica.
Nella prefazione del collega Gian Paolo Ormezzano recentemente scomparso (e che tanto ci manca, ndr) scrive: «Ma come si fa? I più grandi per un’impresa o per una carriera? I più grandi quando ancora non facevano sport le donne, loro ancelle di vita e non loro concorrenti in notorietà? I più grandi gaglioffi, o furbastri drogati, o semplicemente i più fortunati? I più grandi secondo i parametri dei saggi del Comitato Olimpico Internazionale o dei superavventori dell’osteria Pautasso? I più grandi nel parlare alle folle con le loro romanzatissime prodezze, specie in ciclismo e calcio e pugilato e Formula 1 e motociclismo, o i più grandi secondo i responsi del cronometro, del cordino centimetrato, del raggio laser?». Ternavasio ammette e risponde: «Ne siamo pienamente consapevoli. Con ogni probabilità, cinquanta sono pochi. Si rischia di fare ingiustizie, escludendo alcuni grandi atleti piemontesi. Diciamo allora che sono stati presi in considerazione alcuni indicatori significativi come le medaglie (in particolare d’Oro) alle Olimpiadi e ai Mondiali, le competizioni e le coppe europee, gli scudetti in serie A, le numerose presenze in azzurro».








