Il contributo di «solidarietà» da parte del Friuli Venezia Giulia al resto d'Italia, cioè la differenza tra quanto Roma trasferisce in regione per i servizi della pubblica amministrazione e quanto i contribuenti versano nelle casse statali attraverso le tasse, è pari a 2,3 miliardi. In termini tecnici tale differenza si chiama «residuo fiscale» che per il Friuli Venezia Giulia è pari a -721 euro pro capite, l'equivalente per l'appunto di 2,3 miliardi se considerata l'intera popolazione del Friuli Venezia Giulia.
Il riassunto lo fa nel suo rapporto settimanale la Cgia di Mestre, attingendo allo studio sul residuo fiscale della Banca d'Italia e specificando che il residuo negativo del Friuli Venezia Giulia cioè, versare allo Stato più di quanto riceve da Roma si ha quando dai trasferimenti pubblici da Roma a Trieste si tolgono quelli destinati alle zone militari. Il Friuli Venezia Giulia è in buona compagnia, perché tutte le regioni del Nord, ad eccezione della Liguria, presentano un residuo fiscale negativo, quindi, versano allo Stato più risorse di quanto siano trasferite sul territorio per sostenere i servizi erogati dalla pubblica amministrazione. Condizione capovolta, invece, se si guarda alle Regioni del Sud, poiché tutte risultano avere un residuo fiscale positivo, cioè il territorio riceve più risorse dallo Stato centrale rispetto a quelle che è in grado di generare. Nella lettura che dà la Cgia, tale fenomeno è spiegabile, in linea di massima, «non per una eccessiva spesa presente nel Sud, ma per il fatto che i redditi nel Mezzogiorno sono più bassi e quindi sono più basse le tasse e i contributi versati dai residenti di questa ripartizione geografica».









