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Luigi Ippolito, corrispondente da Londra

Il presidente Usa ha concluso la sua visita in Gran Bretagna. Starmer è riuscito a tenerlo a bada, ha suggellato una partnership economica da 350 miliardi di dollari e spinto Trump a un sostegno più esplicito all'Ucraina

DAL NOSTRO CORRISPONDENTELONDRA - La tensione e il disagio erano più che visibili sul volto di Keir Starmer, il primo ministro britannico, durante la conferenza stampa congiunta con Donald Trump che ha concluso la visita di Stato del presidente americano in Gran Bretagna: grande era il timore che The Donald si lanciasse in una delle sue imprevedibili tirate in grado di mettere tutti in imbarazzo e mandare a monte mesi di sforzi diplomatici. Ma la magia prodotta da Starmer è stata quella di tenere buono Trump e convincerlo, per una volta, a non uscire dal seminato.

E dunque il presidente Usa ha glissato su tutti i punti spinosi: quando è stata sollevata la questione del prossimo riconoscimento della Palestina da parte di Londra, Trump si è limitato a dire «su questo punto siamo in disaccordo» e non ha chiosato oltre; quando i due leader sono stati punzecchiati sulla libertà di espressione in Gran Bretagna (con la destra Maga, vicepresidente Vance in testa, che accusa i britannici di censura), Trump ha fatto scena muta; perfino di fronte al caso di Peter Mandelson, l’ambasciatore britannico a Washington cacciato per i suoi rapporti col magnate pedofilo Jeffrey Epstein, del quale pure Trump era amico, il presidente ha addirittura detto «non lo conosco», quando Mandelson era invece al suo fianco alla firma degli accordi sui dazi fra i due Paesi.