La parata militare di Pechino è stata ampiamente discussa in tutto il mondo. Eppure, non ha ricevuto molta attenzione un commento giunto dalla Cina: «Dimostra il potere della matematica». L’ha detto il matematico Shing-Tung Yau. Nato nel 1949, ha fatto una lunga carriera negli Stati Uniti e ha vinto la medaglia Fields nel 1982. Nel 2022 si è dimesso da Harvard, dove era professore emerito, per tornare in Cina alla Tsinghua. Nel suo commento, ha voluto ribadire che senza un fondamento nelle scienze di base, nella matematica e nella fisica, non può esserci capacità militare di frontiera. Nel 1959, Disney portava sugli schermi “Paperino nel mondo della Matemagica”. L’obiettivo era rendere la matematica accessibile e attraente per un vasto pubblico. Mostrare con Paperino a milioni di americani che la matematica è affascinante ed è parte della vita quotidiana divenne un pezzo del cosiddetto «momento Sputnik»: la risposta degli Stati Uniti allo shock del 1957 del satellite mandato in orbita dai sovietici. Il momento Sputnik fu un’azione economica e tecnologica ma anche una vera mobilitazione culturale e formativa. Passava per i programmi culturali curati, sempre per la Disney, da Wernher von Braun, l’ex nazista alla guida dello sforzo spaziale statunitense. E soprattutto, coinvolgeva la formazione degli insegnanti, la realizzazione di nuovi corsi, il miglioramento generale delle competenze. Cooperazione e conflitto sono due facce dell’impresa scientifica, formativa ed economica che dà forma alle filiere fondamentali della nostra vita digitale e della corsa ai primati tecnologici. È una corsa che si basa sui talenti. Una questione centrale che ho sottolineato nel mio libro “La Cina ha vinto” è la forza del capitale umano cinese negli Stati Uniti. Se visitiamo le principali conferenze di intelligenza artificiale al mondo, se andiamo nei laboratori delle principali aziende digitali, chi incontriamo? Migliaia di persone nate in Cina e in India. Pochi mesi fa, in una conferenza a Nashville, il comitato organizzatore era composto per il 90% da ricercatrici e ricercatori di origine cinese. Sono invece nati in India il consigliere della Casa Bianca sulla tecnologia, i capi degli imperi di Google e Microsoft, oltre ai fondatori della principale società di consulenza sui semiconduttori e del più influente podcast sull’intelligenza artificiale (entrambi sotto i 30 anni). «Dobbiamo essere partner, non rivali», ha detto Xi Jinping a Narendra Modi in Cina, pochi giorni fa. I rapporti politici da sempre hanno una dimensione di dissimulazione e ipocrisia, e ciò riguarda anche le relazioni tra i due Paesi più popolosi al mondo, nel triangolo di partnership e rivalità con gli Stati Uniti che ritroviamo nell’impresa tecnologica, e che continuerà a influenzare il nostro tempo. Lavorare insieme nella scienza, affrontare le sfide della salute, dell’energia, è stato essenziale nel recente passato per i rivali di oggi: la Cina e gli Stati Uniti. E ha saputo costruire ponti. Questa collaborazione è allo stesso tempo essenziale e fragile. Dobbiamo riconoscere che può essere sempre strattonata da esigenze politiche, in un mondo contestato. Le tecnologie divengono ancor più duali in un’era di proliferazione di strumenti digitali. L’ambito militare si confonde con quello civile, spesso con approssimazione. A pagare il prezzo di questi conflitti possono essere le aspirazioni dei ricercatori. È inutile valutare questi temi con ingenuità. Non può esistere oggi una cooperazione totalmente neutrale, che renda inoffensiva la competizione. Ci saranno sempre discussioni sulle terzietà delle accademie e dei riconoscimenti. O contestazioni sulle classifiche dei brevetti e delle università e sulla qualità dei paper. Nelle grandi filiere tecnologiche, non c’è un mondo piatto. Non esiste l’onda che solleva tutte le barche allo stesso modo. Conta anche arrampicarsi fino al vertice, avvicinarsi al dominio delle filiere, poter condizionare gli altri col proprio potere industriale, alimentato dalla forza della ricerca applicata. Ogni “Casa di Salomone”, per riprendere l’ambigua utopia di Bacone, vorrà gestire i suoi segreti. Anche per poter fare la guerra o manipolare la vita. Tuttavia, questa non può essere l’unica prospettiva. Il mondo dell’industria, e ancor più quello della paideia, non potranno vivere solo di competizione sfrenata e sfere di influenza. Sfere che si credono autarchiche, per poi scoprirsi più povere. O vuote, perché prive della curiosità per gli altri.