ROMA. La «vittoria» del governo e del centrodestra sulla riforma della giustizia «non dev’essere vissuta come una sconfitta della magistratura e tantomeno come una forma di tentata umiliazione della magistratura, alla quale sento ancora di appartenere». Il Guardasigilli è ottimista. Sull’esito del referendum, forse per scaramanzia, non si sbilancia, ma non nasconde la soddisfazione per quei duecentoquarantatré voti a favore della riforma costituzionale sulla giustizia. Il penultimo dei quattro passaggi parlamentari del disegno di legge che introduce la separazione delle carriere, il doppio Consiglio superiore della Magistratura e l’Alta corte disciplinare, dalla maggioranza è stato vissuto con un successo. E dopo la votazione sono scattati i festeggiamenti. Applausi, tanti. E pure qualche coro, «Viva Silvio, viva Silvio», a cui pare partecipare anche il ministro Antonio Tajani. Che il Partito Democratico, per voce della capogruppo Chiara Braga, ha criticato aspramente. «Indecente. Qui si festeggia questo provvedimento, mentre non si risponde su Gaza, con il ministro degli Esteri che partecipa alla gioia» tuonano dai banchi dell’opposizione. E il presidente di turno, Sergio Costa, cerca di riportare la calma: «No ministro, no la prego». E’ bagarre. Tra i deputati si sfiora la rissa e l’aggressione fisica. Seduta sospesa per qualche minuto e il vicepremier di Forza Italia replica alle accuse dell’opposizione: «Io non ho applaudito, e non sono andato a minacciare nessuno come invece hanno fatto altri, deputati del Pd e dei 5 Stelle che sono venuti sotto i banchi del governo».
Giustizia, Nordio: "Riforma importante. Un po’ di entusiasmo è più che normale"
Sull’esito del referendum il ministro non si sbilancia, ma non nasconde la soddisfazione per quei 243 voti a favore della riforma costituzionale







