Un verbale notarile, tredici minuti di procedura e un nome che non dice nulla a nessuno. Ma è proprio da quel nome, Luigi Chiapparini, che emerge un tassello fondamentale per comprendere la gestione del patrimonio privato di Giorgio Armani. Era lui, un “signor nessuno”, come si definisce, il secondo testimone presente il 5 aprile 2025 quando lo stilista ha consegnato al notaio Elena Terrenghi il suo testamento segreto, sigillandolo con la ceralacca.

Il verbale, come riporta un’inchiesta del Corriere della Sera, racconta un momento di estrema riservatezza. Armani deposita sei fogli scritti a mano e due planimetrie, chiede che tutto venga sigillato. A osservare la scena, oltre ai notai, ci sono solo due testimoni: uno è un collega dello studio, l’altro è il signor Luigi Chiapparini, 73 anni, residente a San Giorgio su Legnano. Ma chi è quest’uomo, presente in un momento così cruciale? Sul web, quasi nessuna traccia. La sua identità, però, è quella di un private banker di lungo corso, prima alla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, poi dal 1999 al Credit Suisse (oggi Ubs). Raggiunto nella sua elegante villetta, Chiapparini, guardingo, conferma il suo ruolo ma chiede riserbo: “Sono un signor nessuno e tale voglio rimanere, non sono mai apparso da nessuna parte”.