ROMA. L'Aula della Camera ha dato il via libera alla separazione delle carriere con 243 sì e 109 no. Si tratta della terza lettura. La maggioranza assoluta, che è stata raggiunta, è sufficiente al prosieguo dell'iter della riforma costituzionale che ora attende l'ultimo ok da Palazzo Madama. Non è invece stata centrata, come previsto, la maggioranza dei due terzi che avrebbe precluso il referendum. Dopo la votazione ci sono stati applausi della maggioranza.

Giustizia, alla Camera votazione finale ma subito tafferugli e caos

Bagarre in aula, breve sospensione della seduta Bagarre in Aula dopo il via libera alla riforma della separazione delle carriere. Il Pd, per voce della capogruppo Chiara Braga, ha criticato aspramente i membri del governo presenti per aver applaudito dopo l'ok. A quel punto diversi esponenti delle opposizioni si sono avvicinati ai banchi del governo per protestare. Mentre il presidente di turno Sergio Costa invitava a mantenere la calma, saliva la tensione tra i deputati di diversi schieramenti che stavano per arrivare alle mani. A quel punto la seduta è stata temporaneamente sospesa per poi riprendere dopo qualche minuto.

Forza Italia esulta «Con l'approvazione della riforma sulla separazione delle carriere – dichiara Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia – vincono la democrazia, l'equilibrio istituzionale e la libertà dei cittadini. Forza Italia ha sostenuto con convinzione questo passaggio fin dall'inizio, mantenendo fede a un impegno che affonda le sue radici nell'intuizione del presidente Silvio Berlusconi. Finalmente avremo una giustizia , equilibrata e realmente al servizio dei cittadini. La terzietà del giudice è garantita, così come la trasparenza del Consiglio Superiore della Magistratura, grazie al meccanismo del sorteggio che mette fine alle logiche correntizie che hanno minato per anni il prestigio della magistratura. Si apre una stagione nuova, fondata sul rispetto dei ruoli costituzionali e sul principio del giusto processo, è una conquista di civiltà che rafforza lo Stato di diritto e restituisce credibilità al sistema giudiziario».