Se il patto sociale vacilla, il diritto deve bussare alla porta dei cittadini, oppure - ancora meglio - aprire i lucchetti dei suoi centri simbolici: “Spazi aperti in luoghi chiusi”. Questo il claim delle Giornate della legalità, l’iniziativa della Città di Torino che tra il 2 e il 5 ottobre ospita gratuitamente oltre 40 eventi, dai tribunali alle carceri, passando per la Sala Rossa. La terza edizione, realizzata da Fondazione per la Cultura Torino, presenta un titolo senza mezze misure, “Contro i luoghi comuni”. Una dichiarazione di intenti, che punta a smascherare pregiudizi e stereotipi: ovvero “rappresentazioni distorte della società, spesso cause o giustificazioni di atti di violenza”, spiega Valeria Marcenò, curatrice scientifica della manifestazione e direttrice del dipartimento di Giurisprudenza di Unito.

Al Palazzo di Giustizia Bruno Caccia, inaugura il palinsesto l’evento “È stato solo un raptus”, in collaborazione con la Fondazione Giulia Cecchettin. Riservato agli studenti delle scuole superiori, il talk vede la partecipazione di Nicodemo Gentile, l’avvocato di Elena Cecchettin, e di Anna Ronfani, penalista e vicepresidente di Telefono Rosa Piemonte. Le questioni di genere, dai femminicidi alle false credenze sul pensiero femminista, sono un caposaldo della terza edizione: “Il diritto è un alleato del cambiamento culturale”, afferma la curatrice. Nel 1963, dopo secoli di discriminazione, la legge n.66 garantì l’accesso alla magistratura alle donne: proprio da qui nasce l’evento “Non è un mestiere per donne”, con Eliana Di Caro, Lucia Musti e Anna Ronfani, che dialogheranno a Palazzo Capris il 4 ottobre.