Dodici milioni di euro per portare una partita di Serie A in Australia. Un’occasione economica, una trovata di marketing, al limite la solita idea un po’ strampalata del calcio moderno, sta diventando in realtà un caso diplomatico internazionale: da una parte la nostra Lega Calcio, che vorrebbe disputare dall’altra parte del mondo, in particolare a Perth, il match Milan-Como; dall’altra la Uefa di Ceferin, che fin qui non si è pronunciata, ma non è per nulla d’accordo e sta cercando in tutti i modi di impedire la trasferta.

Sarebbe la prima volta della Serie A all’estero. La partita storica individuata è Milan-Como, in calendario il prossimo 8 febbraio, quando per le Olimpiadi di Milano-Cortina lo stadio San Siro sarà indisponibile per diverse giornate: l’occasione giusta per realizzare un progetto a cui i vertici della Serie A lavorano da tempo, col beneplacito della Figc. A fronte di alcune critiche, il presidente Simonelli di recente ha sostenuto che “non si tratta di un capriccio, ma di un’esigenza” (come se non ci fosse una sede alternativa nei quasi 14mila chilometri che separano Milano e Perth). In realtà, è solo una questione di soldi, come sempre: l’iniziativa si inserisce nella politica di promozione all’estero su cui la Serie A sta spingendo molto di recente (visto che il mercato interno è piuttosto saturo), in una zona del mondo con buoni margini di crescita. E poi è soprattutto una clamorosa opportunità economica: a quanto risulta al Fatto, gli organizzatori australiani avrebbero messo sul piatto ben 12 milioni di euro, 4 per lo svolgimento dell’evento, 8 da dividere tra i club coinvolti e la Lega. Difficile rifiutare. Manca giusto il via libera dalla Uefa.