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Ilaria Sacchettoni

Tutto avviene a poche settimane di distanza dallo scontro sui bilanci regionali della Regione Lazio dove D’Ambrosio aveva messo nero su bianco le criticità relative a quelle scritture contabili ed espresso un parere contrario.

È il 3 aprile 2024. Al primo piano del palazzone di viale Mazzini che ospita la Corte dei Conti, sede del consiglio di presidenza (il consiglio superiore della magistratura contabile), manca solo il presidente, Guido Carlino, assente per impegni istituzionali. Per il resto ci sono tutti, accomodati nella sala dedicata. Il futuro procuratore della Corte dei Conti, Pio Silvestri. Il presidente aggiunto, Tommaso Miele. Gli altri consiglieri, alcuni dei quali stretti colleghi della consigliera «inquisita» Laura D’Ambrosio.

MagistrataLa scena, riepilogata nella denuncia per diffamazione, depositata dal suo avvocato Pierfrancesco Bruno, è sufficientemente suggestiva. Quel giorno, fra stucchi e velluti istituzionali, tra le pieghe di una formale audizione professionale, va in scena una sorta di processo nei confronti della magistrata: «Veniva chiesto (alla consigliera Laura D’Ambrosio, ndr) di fornire spiegazioni in ordine alla diffusione di un articolo pubblicato (circa i ritardi capitolini nell’attuazione del Pnrr, dal Corriere, ndr) a ridosso dell’adunanza tenutasi preso la sezione regionale e di interrogarsi sulla propria eventuale mancanza di serenità nei confronti dell’amministrazione comunale così come sembra paventato in un’affermazione, resa sempre nel corso dell’audizione del presidente Benedetti (Roberto Benedetti, ndr)».