fisica

Chiunque abbia studiato in profondità la relatività generale non può che essere d'accordo con Lev Landau, il grande scienziato russo che l’ha chiamata «la più bella delle teorie». Nel 1921, la maggior parte degli scienziati erano concordi sul fatto che la relatività generale fosse il gioiello di Einstein, il suo più grande risultato. Purtroppo, questo però non bastava per fargli ottenere il premio Nobel: la scusa era che per il Nobel servissero incontrovertibili prove sperimentali a sostegno della teoria.

Ad oggi, la teoria della relatività generale è una delle meglio verificate. Ma non era così nel 1921. Per fortuna, all'epoca, ad Einstein non mancavano i risultati importanti: ne aveva diversi, e uno in particolare con un chiaro risvolto sperimentale. Nel 1905 Einstein aveva infatti chiarito l'effetto fotoelettrico, aprendo la strada alla meccanica quantistica. Ed è proprio la teoria che spiega questo effetto, noto sperimentalmente, che ha permesso ad Einstein di ricevere finalmente un premio Nobel nel 1922.

La teoria dei «quanti»Einstein ha spiegato l’effetto fotoelettrico con la proposta, allora stupefacente, che la luce fosse fatta di «quanti» cioè di pacchetti discreti di energia. Oggi li chiamiamo «fotoni». Cosa ha messo Einstein sulla strada giusta?