Mancavano ormai poche udienze già previste in calendario, prima della requisitoria del pm Sergio Colaiocco, delle arringhe difensive e in attesa della sentenza, ma ora rischiano di allungarsi i tempi del verdetto del processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. “Oggi sarà un’udienza procedurale, non sono previsti testimoni. Ma siamo alla vigilia dei 10 anni, questo processo ora deve concludersi“, aveva auspicato Alessandra Ballerini, legale della famiglia, prima della nuova udienza del processo che vede sotto accusa quattro 007 egiziani. Ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato, ndr).
Invece, al termine dell’udienza, il ‘colpo di teatro’ delle difese che hanno richiesto di “sollevare una questione di costituzionalità” alla Consulta. Il motivo? Gli avvocati d’ufficio (Paola Armellin, Filomena Pollastro, Tranquillino Sarno e Anna Lisa Ticconi, ndr) che difendono i quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati, hanno chiesto alla I Corte d’assise di Roma di valutare una possibile incostituzionalità della normativa attuale. “La nostra difesa è sempre stata minorata“, ha spiegato Ticconi, legale di Sharif. “Non è una richiesta strumentale la nostra, potevamo già farla in passato. Non vogliamo allungare il brodo“, si è difeso Sarno. Quasi un’excusatio non petita.






