Un caro amico ieri chiedeva se «il gollismo è una variante del populismo». Non si riferiva, però, a Charles De Gaulle, il grande statista francese che, pure, qualche venatura di populismo non la disdegnava. No, è che la sera prima, martedì, era andato allo stadio, a Torino, e aveva visto la Juventus prendere per i capelli la partita che sembrava persa con il Borussia Dortmund. Quattro a quattro: otto gol tra l’esaltazione popolare sugli spalti. Il sabato precedente, aveva anche visto un’altra partita dei bianconeri, quella vinta per quattro a tre contro l’Inter, con folle ancora più tripudianti. Quindici gol in due match; più gli undici della Norvegia la settimana prima: siamo entrati in un nuovo mondo? È questo il gollismo a cui si riferiva: le tante reti segnate e l’esaltazione popolare che segue sono legate al populismo che avanza? È forse la risposta dei calciatori alla domanda di mito, di leader forte, non si dice di nazionalismo ma di fede nel proprio football club? Ovviamente, per quanto buffo, lo slogan «gollismo variante del populismo» non ha senso. È evidente che non c’è relazione tra il numero di gol segnati e le tendenze politiche prevalenti.
Gollismo esagerato, sembra populismo
È evidente che non c’è relazione tra il numero di gol segnati e le tendenze politiche prevalenti. La felicità del tifoso per una rete o quattro è la stessa che voti al centro, a destra, a sinistra. Non solo: non esiste una statistica che indichi l’aumento delle reti segnate in parallelo al maggior numero di gol messi a segno dai populisti negli ultimi anni.








