di Andrea Manciamercoledì 17 settembre 20258' di lettura«Non avete idea del fuoco che avete acceso in me. Le grida di questa vedova risuoneranno in tutto il mondo come un grido di battaglia. Se pensavate che la missione di mio marito fosse potente, non avete idea di cosa avete appena scatenato in questa nazione e in questo mondo». Le parole pronunciate da Erika Kirk dopo il brutale omicidio di suo marito Charlie – naturalmente interpretate dalle “anime belle” di tutto il pianeta come un pericoloso appello alla vendetta – sono in realtà un ammonimento per tutti coloro che credono sia possibile cancellare le idee semplicemente eliminando gli uomini che quelle idee incarnano.

È vero che Charlie Kirk, il trentunenne fondatore di Turning Point Usa, è destinato a lasciare un vuoto forse incolmabile nel complesso sistema dei media vicini al movimento conservatore americano. Perché Kirk possedeva un talento unico: era un maestro nel combinare attivismo politico, podcasting e presenza sui social media. Questa sapiente combinazione di retorica (mai incomprensibile), engagement digitale e capacità di organizzazione grassrootlo aveva catapultato in prima linea nello sforzo per mobilitare la Generazione Z verso valori come la difesa della libertà individuale, l’opposizione all’aborto e la riscoperta della cultura cristiana. E più di un analista prevedeva per lui un futuro importante nel campo della politica repubblicana dei prossimi decenni. Ma se sostituire Kirk è impresa praticamente impossibile, è anche vero che la sua capacità di fare rete, il suo approccio “moderato” alla discussione pubblica, il suo istinto “fusionista” (si sarebbe detto una volta) e il profondo impatto che la sua vita (e la sua morte) hanno avuto sulla base giovanile conservatrice sono destinati a lasciare un’eredità che oggi è ancora complicato valutare pienamente. Proviamo, però, a fare un rapido giro di ricognizione per scoprire qualcuno dei nomi che potrebbero essere in grado di raccogliere il suo testimone ideale. (libero)IL PONTE GENERAZIONALE