Fondamentali per sostenere la biodiversità, da ammirare in quanto a resilienza, dispensatrici di bellezza urbana dove spesso l'incuria delle persone e delle amministrazioni rende poco decorose le nostre strade, inseminatrici di vasi troppo vuoti, exploit di vita in angoli tristi, sprazzi fioriti nostro malgrado e in assenza di dedizione al verde: ode alle piante invadenti per la loro bellezza e utilità. Per i giardinieri professionisti di ordine e geometria la parola invasive accende la furia diserbante: al primo spuntare di erbetta che non dovrebbe essere affatto lì, subito scatta l'estirpazione manuale e se ci riprovano a sbucare ecco in azione la chimica che le avvelena, il diserbante appunto. Ma cosa hanno fatto di male mentuccia, portulaca e geranietto per citarne tre delle più comuni erbe spontanee? Niente se non colorare i nostri balconi nonostante noi. Non sono le uniche perchè nella categoria invadenti ci sono ad esempio il papavero (bellissimo e poetico, magari si installasse), il cappero (una meraviglia di resistenza a tutto e infatti cresce negli anfratti di rocce, regalando fiori e profumi a muri antichi e magari storici come quelli che circondano il Quirinale a Roma), e poi ancora il tarassaco, la malva, la borragine e l'ortica. Loro spontaneamente crescono senza intervento umano e provare a piantarle non è facile. Sono ribelli per natura.
C'è del bello nelle erbacce, tre spontanee da valorizzare - Design e Giardino - Ansa.it
Fondamentali per la biodiversità, resistenti, utili e colorate (ANSA)







