Milan e Inter potranno rescindere dal contratto di vendita dello stadio se sull'operazione dovessero essere aperte «indagini o procedimenti penali che impediscano l'inizio dei lavori nei tempi concordati» o mettano in «discussione la bancabilità del progetto». È quanto emerge dalla delibera di vendita del Meazza approvata dalla giunta del Palazzo Marino guidata dal sindaco Giuseppe Sala. Una richiesta di "scudo penale” per i club da eventuali inchieste della magistratura che è stata presentata e recepita oggi stesso dal Comune su richiesta dell'avvocato Alberto Toffoletto dello studio Nctm. In una mail inviata alla vice direttrice generale di Palazzo Marino, Carmela Francesca, il legale ha chiesto un «regime di protezione» dell'acquirente nel caso «che si apra un procedimento penale relativo a qualche profilo dell'operazione di vendita e sviluppo della Grande Funzione Urbana San Siro». Anche qualora si rivelasse in seguito «infondato» ma che possa «avere l'effetto di bloccare i lavori o impattare negativamente sulla bancabilità dell'operazione». Secondo la delibera, che dovrà passare il vaglio del consiglio comunale, in caso di indagini della procura di Milano o eventualmente della Corte dei Conti le squadre e il Comune si impegnano a «incontrarsi per valutare la soluzione», cercare di «salvaguardare l'efficacia del contratto» e valutare «la possibilità» di arrivare alla «risoluzione del contratto». Se le indagini dovessero impedire «l'avvio dei lavori» entro i «primi 9 mesi» dalla stipula, ognuna delle due parti potrà «recedere dal contratto» nei successivi 30 giorni attraverso la «restituzione» dell'area a fronte del «rimborso» di quanto già versato. La delibera Il progetto relativo alla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan prevede che il 50% dell'area resti a verde. Si tratta di almeno 80mila metri quadrati, di cui 50mila di verde profondo, che torneranno di proprietà comunale al termine dei lavori mentre la manutenzione resterà in carico ai club per almeno 30 anni. È uno dei passaggi delle delibera approvata dalla giunta sulla vendita del Meazza. Il prezzo di vendita dello stadio ai club è di 197.075.590 euro, 73 milioni saranno versati al Comune di Milano contestualmente alla sottoscrizione del contratto, la restante parte sarà rateizzata e garantita da apposite fideiussioni bancarie o assicurative. La proposta prevede una serie di clausole a tutela dell'operazione, volte a impedire eventuali operazioni speculative. Tra queste, la clausola “earn out” che obbliga l'acquirente a versare al Comune una percentuale delle plusvalenze generate in caso di vendita a terzi nell'arco dei primi 5 anni dalla sottoscrizione del contratto. Inoltre è prevista la risoluzione del contratto di vendita, con riconsegna dei beni al Comune dietro restituzione del corrispettivo versato fino a tale data, qualora non sussistano i presupposti di legge per l'avvio dei lavori, nei termini indicati dalla delibera. Ancora, in caso di trasferimento a terzi di tutte o parte delle aree ad un prezzo pari o inferiore a quello di acquisto, il Comune potrà esercitare il diritto di prelazione. L'impianto, la cui capienza è stata stabilita in almeno 70mila posti, e l'intero progetto dovranno essere progettati e realizzati «in modo da assicurare la piena accessibilità e fruibilità a tutte le categorie di utenti». Per quanto riguarda la rimozione dell'attuale tunnel Patroclo e le opere di bonifica dell'area il Comune sosterrà una quota dei relativi costi fino a un massimo di 22 milioni di euro, quindi in diminuzione rispetto ai 36 milioni previsti inizialmente.