“Un tempo i partiti eleggevano come componenti del Consiglio superiore della magistratura personalità di rilievo: Giovanni Fiandaca, Carlo Federico Grosso, Vittorio Bachelet… potrei fare un elenco infinito. Andate a leggere i nomi degli attuali consiglieri del Csm, ditemi se ne conoscete qualcuno. Ditemi se conoscete il loro curriculum, cosa facevano prima, che storia hanno, cosa hanno scritto nella loro vita, di cosa si sono occupati, o se semplicemente facevano l’avvocato della Lega, di Forza Italia o del Partito democratico“. È bufera sul segretario dell’Associazione nazionale magistrati Rocco Maruotti per le parole pronunciate lunedì a un convegno dell’Unione giuristi cattolici ad Assisi (Perugia), spiegando i pericoli del sorteggio dei membri togati del Csm, previsto dalla riforma sulla separazione delle carriere. Secondo Maruotti, pm a Rieti ed esponente della corrente progressista di Area, lo “svilimento” dell’organo di autogoverno delle toghe si deve (anche) alla scarsa autorevolezza dei componenti “laici” selezionati negli ultimi anni dal Parlamento, figure sempre meno istituzionali e sempre più legate ai partiti: il primo pensiero non può che andare al vicepresidente Fabio Pinelli, eletto in quota Lega, già avvocato dell’ex spin doctor di Matteo Salvini, Luca Morisi, e dell’ex sottosegretario del Carroccio Armando Siri. Ma al Csm siede pure Claudia Eccher, storica legale di Salvini, e – fino a poco fa – ne faceva parte Rosanna Natoli, militante di Fratelli d’Italia e amicissima del presidente del Senato Ignazio La Russa, costretta a dimettersi dallo scandalo che l’ha travolta come membro della Sezione disciplinare. Nella scorsa consiliatura invece il vicepresidente era David Ermini, traslocato a palazzo Bachelet direttamente dal ruolo di deputato del Pd, mentre Forza Italia scelse Alessio Lanzi, già avvocato di David Mills e di Fedele Confalonieri.