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Yulia Navalnaya, la vedova di Alexei Navalny, dice di avere le prove che il marito sia morto per avvelenamento. Navalny fu a lungo il principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin, e nel febbraio del 2024 morì in circostanze poco chiare mentre si trovava in un carcere di massima sicurezza in Siberia. In un video condiviso su YouTube Navalnaya spiega che dopo la morte del marito era riuscita a ottenere alcuni campioni biologici del suo corpo: dice che due test di laboratorio svolti in maniera indipendente in due paesi mostrano che sarebbe stato avvelenato.
«Alexei è stato ucciso, per la precisione avvelenato», dice Navalnaya, senza però mostrare alcuna prova a sostegno delle sue conclusioni. Nel video accusa di nuovo Putin di essere responsabile per la morte del marito, e chiede che i laboratori che hanno condotto le analisi rendano pubblici i risultati.
Navalny aveva 47 anni, e oltre che per la sua attività politica era noto come giornalista d’inchiesta e attivista anticorruzione. Era in carcere da tre anni per accuse che la stragrande maggioranza dei commentatori e degli esperti di libertà di espressione aveva sempre considerato pretestuose, e due mesi prima di morire era stato trasferito in una colonia penale remota al di sopra del Circolo polare artico, quella di Kharp, nota per le condizioni rigide a cui sono sottoposti i detenuti.











