VENEZIA - Contributo d'accesso, una multa di 10 mila euro al Comune di Venezia da parte dell'Autorità del Garante per la Privacy per violazione di "gravità media" sui dati sensibili. Nel mirino il trattamento dei dati personali per l'applicazione del contributo d'accesso ai visitatori giornalieri, non tanto sul versante dei pagamenti, quanto piuttosto su quello delle esenzioni, con una raccolta massiccia di dati sensibili. Insomma, le condizioni di esenzione si sarebbero potute dimostrare in altro modo, e con dati già in possesso dell'Amministrazione.
«Nonostante i parziali miglioramenti apportati in corso di istruttoria» scrive il Garante, il meccanismo «presenta ancora profili di criticità, comportando una massiva raccolta di dati personali e informazioni sugli spostamenti degli interessati che, oltre a essere non necessaria, non appare proporzionata rispetto alle finalità perseguite». L'ISTRUTTORIA L'indagine da parte dell'Autorità era iniziata nel 2024, di pari passo o quasi con la sperimentazione, quando per godere dell'esenzione al contributo venivano richieste «informazioni molto dettagliate sui tempi e sugli spostamenti, nonché sulle motivazioni dell'accesso alla città di Venezia, relativamente all'attività lavorativa, di studio, sportiva, alla sfera dei rapporti personali e sociali degli interessati o dei loro familiari, che necessitano di una attenta valutazione in relazione alle specifiche finalità perseguite dalla richiamata normativa di settore». Una multa simbolica, che poteva essere molto diversa, fino a 20 milioni, ma ritenuta proporzionata ed efficace perché sono state ammesse delle attenuanti: la prima il fatto che non ci fossero dei precedenti nel comportamento del Comune, la seconda la collaborazione fornita all'Autorità nel corso dell'istruttoria, con l'applicazione di alcuni correttivi. Che però «non sono sufficienti ad assicurare il pieno rispetto dei principi del regolamento sulla privacy». LA REPLICA Il Comune di Venezia ha fatto sapere di aver già «avviato, con il supporto dell'Avvocatura Civica e di un legale esterno, un'approfondita istruttoria per esaminare nel dettaglio i rilievi formulati dall'Autorità e a valutare tutte le eventuali azioni necessarie per tutelare l'operato dell'Amministrazione. Bisogna riconoscere, infatti, che l'introduzione del Contributo di Accesso è una norma del tutto nuova e unica nel panorama nazionale e internazionale, per la complessità della materia e per il contesto specifico in cui si inserisce, che richiede un costante approfondimento tecnico per la sua operatività. L'obiettivo primario dell'Amministrazione, così come del legislatore nazionale, rimane quello di garantire la vivibilità della Città antica e delle isole minori, tutelando i residenti, gli studenti e i lavoratori, attraverso un sistema di gestione degli accessi che sia al tempo stesso efficace sotto il profilo della regolazione dei flussi e rispettoso delle normative vigenti in materia di protezione dei dati personali».LE REAZIONI Sull'argomento il capogruppo Pd Giuseppe Saccà sostiene che «Questo episodio dimostra come l'Amministrazione ha adottato un sistema non solo inefficace nella gestione dei flussi di visitatori, ma anche pericoloso, perché calpesta i diritti fondamentali alla protezione dei dati personali e alla riservatezza» e ha presentato un'interrogazione, mentre Daniele Giordano, segretario Cgil, chiede che venga aperta una discussione sulla soglia di carico della città e sostiene che le critiche sollevate fin da subito sul contributo di accesso testimoniassero «la debolezza dello strumento».







