Diecimila euro di sanzione per aver immagazzinato migliaia di dati personali sensibili e l’ordine di “adottare ulteriori misure per assicurare il rispetto dei principi di liceità, correttezza, trasparenza, minimizzazione, limitazione delle finalità, limitazione della conservazione, integrità e riservatezza, privacy by design e privacy by default”. Questo l’ordine che il Garante della privacy per il Comune di Venezia, che ha abusato dei propri poteri nella prima fase di sperimentazione del sistema di registrazione per il contributo d’accesso alla città. In particolare, il problema più spinoso riguarda le esenzioni.
Per chi è invitato da un residente non c’è obbligo di pagare la tassa giornaliera, a patto di indicare da chi si è ricevuto l’invito, l’indirizzo e la motivazione. Una palese violazione della privacy per il Garante. Inoltre, sono emerse criticità sui totem installati sul territorio, le cui impostazioni erano modificabili dagli utenti. Il Comune di Venezia ha avviato, con il supporto dell'Avvocatura Civica e di un legale esterno, un'istruttoria sui rilievi, nel tentativo di “salvare” la tassa introdotta mesi fa ed evitare future sanzioni. "L'obiettivo primario dell'Amministrazione, così come del legislatore nazionale – si legge in una nota - rimane quello di garantire la vivibilità della Città antica e delle isole minori tutelando i residenti, gli studenti e i lavoratori, attraverso un sistema di gestione degli accessi che sia al tempo stesso efficace sotto il profilo della regolazione dei flussi e rispettoso delle normative vigenti in materia di protezione dei dati personali".







